Note di regia

In qualche angolo della nostra memoria, in qualche anfratto delle nostre zone d’ombra, in quei ricordi, quei ricordi dell’infanzia, vive “Lo Zì”, lo zio. Da bambini quante volte abbiamo incontrato creature “diverse”, bimbi mai cresciuti, uomini dallo sguardo infantile, da gnomo…esseri che comunicavano con suoni gutturali. Semplicemente portatori di handicap, ma per un bambino erano portatori di mistero, segreti, cittadini di un mondo di favola. Vittorio, il nostro protagonista, ha un fratello, Benito, ritardato infantile, ma con un mondo interiore magnifico e una voglia di tenerezza incommensurabile. Il suo mondo è racchiuso in un quaderno che contiene le cip ciap, un linguaggio segreto, dalla scrittura indecifrabile che solo un puro può comprendere. In una lunga notte Vittorio ripercorrerà la sua vita costretta affianco al fratello Benito, “Lo Zì”, appunto. E in un continuo salto temporale, quasi metafisico, appariranno tra le cip e ciap, i personaggi del loro mondo, quello vissuto dai due fratelli: dalla madre al Sindaco, dal medico alla fidanzata…in uno spazio sospeso, tra rumori, scricchiolii, battiti di orologio, battiti di un tempo che va.

Quindi, elementi della loro vita scenderanno dall’alto: una croce, le ali di un angelo, uno specchio, un microfono, mentre la scena è invasa sempre più da cassetti contenenti quaderni rivelatori.
Solo all’alba, al termine del suo viaggio, quando conoscerà il proprio “Zì”, Vittorio troverà la soluzione. Soluzione che prima o poi dovremo trovare tutti.

Concludo ricordando un episodio che mi capitò all’età di cinque anni al mare. Sulla riva vi era un nanetto che prendeva il sole, era la prima volta che avevo un simile incontro. Mi avvicino, ci guardiamo e lui mi sorrise. “Ma tu -chiedo- sei un bimbo grande o un grande bimbo?”. Lui si alza, prende un secchiello, me lo dà e dice “Sono un grande che ha chiesto di tornare bambino per poter giocare con te”
Dedicato ovviamente a quell’uomo.

Enrico Maria Lamanna

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