da: Maria Grazia

Carissimo Mimmo,
sono sempre io che ti scrivo: sono Maria Grazia, l’amica di Rosy Barretta.

Quando ti ho scritto domenica, subito dopo lo spettacolo, ero presa ancora da un vortice emotivo a cui non riuscivo a dare un nome se non quello di fortissima emozione…ho lasciato che passassero un paio di giorni per chiedermi cosa è che mi ha tanto colpito del tuo grandioso spettacolo.
Innanzitutto è l’unica ‘opera’ che ha rispecchiato fedelmente il quotidiano dell’handicap e della diversità in genere… ma soprattutto, almeno per quanto mi riguarda, hai reso possibile l’esternazione della vergogna.

Si, carissimmo Mimmo, a volte ci si vergogna di vergognarsi… è quello che è successo a me. Quando ero appena un’adolescente, diciamo più alla soglia dell’adolescenza, provavo vergogna per avere un fratello ‘così’ e per giunta più grande, sai le amiche, gli amici che cominciano a guardarlo in modo diverso e immagini che guardino anche te in modo diverso… ma ovviamente per me questo non era ancora arrivato alla mia consapevolezza di dodicenne che si affacciava alla vita, e infatti ero sempre incazzata nera con tutto e con tutti… e intanto mio padre (proprio come la ‘mamma’ di Benito) lottava e lottava perchè lui, mio fratello Mimino, diventasse un pò più autonomo… il tempo passava e io ancora non avevo RICONOSCIUTO mimino… ma un BELLISSIMO giorno, quando avevo diciannove anni, mi capita di fare una delle esperienze che hanno cambiato tutta la mia vita.

Partecipai, quasi ‘casualmente’, ad un campo scuola di Azione Cattolica, ma la cosa che io non sapevo assolutamente, era che si trattava di lavorare insieme con dei ragazzi con handicap mentale che vivevano insieme ad altre famiglie in una cooperativa agrozootecnica a Prunella (RC)… è stata l’esperienza più bella, più intensa che io abbia vissuto: rivedevo, con occhi diversi, i tanti modi di essere di Mimino… non ti nascondo che quella settimana, per me, fu come un lungo viaggio negli anni precedenti e sentii forte la vergogna di aver provato vergogna… al ritorno ho VISTO Mimino!!!! l’ho visto con tutte le sue risorse, con tutti i suoi limiti, con tutta la sua bellezza… siamo diventati ogni giorno di più complici e sono diventata sempre più abile a parlare con lui… ti dicevo che non parla bene, ma ti assicuro che si fa capire benissimo.

Un giorno mi disse chiaramente, a suo modo e a modo mio, di aiutarlo a non essere solo: mi disse, con le sue parole: ‘tu vai all’università, Giuseppe (l’altro fratellone) lavora a Pavia, Gianni lavora e io cosa faccio? Il pupazzo??
Ti assicuro Mimmo che io mi sentii morire e glielo dissi pure e soprattutto gli dissi che lui aveva veramente ragione… da quel momento non ci siamo separati più, i miei amici sono anche i suoi amici ed i suoi anche i miei… a Brindisi sorse una piccola cooperativa di legatoria, in cui ancora oggi lavora e con cui collaborammo insieme a mio padre per farla decollare sul territorio brindisino (ma sai a Br contano di più i rigassificatori e le centrali a carbone…), poi ho vissuto temporaneamente a Lecce in una piccola comunità associata alla Comunità di Capodarco e con la quale collaborai per avviare un progetto sul territorio per l’inserimento lavorativo dei ragazzi con handicap.

Ora sono sposata e vivo in campagna e Mimino, che verrà a vivere con noi quando mamma non ci sarà più, sta spessissimo con noi perchè adora la campagna, i cani e tutto ciò che è libertà….
Ecco Mimmo, qual’era l’emozione più forte che mi è venuta addosso vivendo il tuo spettacolo, si perchè tu l’hai fatto vivere a tutti, con delicatezza e leggerezza e soprattutto con ironia… Si pensa che l’handicap sia solo dolore… per me non lo è più, anzi è diventato occasione di crescita non solo per me, ma anche per gli altri.

E’ così quando per strada incontravamo qualcuno che ci derideva ci avvicinavamo e gli chiedevamo insieme cosa ci fosse che non andava in noi… Mimino all’inizio era intimorito (poverino chissà quante volte l’aveva subito da solo) ma poi era diventato un gioco e… forse non ne abbiamo più incontrati!!! forse… o non ce ne siamo più accorti!!!

Quando poi hai raccontato del problema ‘comunione‘, beh, quello l’ho vissuto in prima persona: sono stata per undici anni logopedista e lavoravo soprattutto (guarda un pò il caso…?!!!) con bambini in assenza di linguaggio per gravi problemi o mentali o fisici.
Beh, io lavoravo con Pierluigi, un bellissimo bambino, con una sindrome rarissima, e arrivato il tempo della Prima Comunione come tutti i suoi compagni, la mamma si sentì rispondere dal parroco che non poteva fare la Comunione a Pierluigi perchè non era sicuro che lo stesso avesse la consapevolezza di ciò che stava per fare… insieme con la mamma siamo andate a finire dal vescovo… ma con profondo dolore non ne ottenemmo proprio un bel nulla… ma ancora mi chiedo: come facevi a sapere così tante cose… intime, piccole, graffianti, dolorose, morbide??

Per questo ti auguro che nella tua vita di attore e di uomo possano riuscire a convivere in te questa tua profonda sensibilità e questa tua grande professionalità… continua a dare in prestito la tua voce a chi gli è stata tolta, continua a ‘giocare’ delicatamente con il quotidiano a volte doloroso… continua a dare la speranza e la gioia che ci potrà essere un modo altro di vivere la diversità.

Ne ho parlato a tanti dello spettacolo, ma soprattutto ho parlato della tua grande sensibilità che non sempre è scontata nel mondo dello spettacolo. Mi piacerebbe, se potessi io essere in grado, sollecitare comunità, enti, associazioni perchè il tuo possa diventare la ‘rappresentazione ufficiale’ di tante storie vere, reali, concrete, quotidiane…

Ancora un Grazie che viene dal più profondo spazio dentro di me… grazie di cuore… un bacio sulla fronte e una dolce carezza.

Maria Grazia Di Giulio

p.s.: maregrazia@tele2.it
Quali le prox date anche su Roma? Lo vorrei consigliare a un pò di amici romani e a qualcuno della Comunità di Capodarco…

Ciao! A presto e Buona Resurrezione!… (tu l’ hai già permessa a molti).

Buona Pasqua